Il 20 aprile 2026 UniCredit ha presentato il piano di fusione con Commerzbank, annunciando un utile netto consolidato di circa 21 miliardi di euro entro il 2030 e ricavi di gruppo fino a 45 miliardi di euro. Una notizia che ha catturato i mercati finanziari europei. Ma per chi detiene oro fisico, argento, monete o gioielli, la domanda più concreta è un’altra: conviene ancora affidarsi al sistema bancario per proteggere i propri risparmi, oppure i metalli preziosi continuano a offrire rendimenti strutturalmente superiori?
Il piano UniCredit-Commerzbank: un’operazione da 35 miliardi che ridisegna il credito europeo
Secondo quanto dichiarato dal CEO Andrea Orcel nella teleconferenza strategica del 20 aprile, la fusione — se completata — porterebbe i ricavi netti del gruppo a 45 miliardi di euro nel 2030, con costi contenuti sotto i 14,5 miliardi e un investimento di integrazione di 3,4 miliardi. UniCredit detiene già circa il 26% di Commerzbank e ha formulato un’offerta da 35 miliardi di euro, ma il governo tedesco ha dichiarato inaccettabile un’acquisizione ostile.
Una fusione bancaria paneuropea di questa portata potrebbe rafforzare i circuiti del credito continentale — anche a beneficio del settore orafo italiano di Valenza, Arezzo e Vicenza, che dipende in parte dall’accesso al credito europeo. Nel breve periodo, però, l’operazione non risolve la domanda fondamentale per il risparmiatore privato: dove allocare il patrimonio in modo davvero efficiente?
Banca o oro fisico? Il confronto che i numeri impongono nel 2026
I migliori conti deposito italiani offrono oggi tra il 2,01% e il 3,00% lordo annuo, soggetti al 26% di tassazione sugli interessi e allo 0,20% di bollo. Il rendimento netto reale, depurato dall’inflazione, risulta in molti casi negativo. Nel frattempo, l’oro ha registrato un rendimento del +44% nel 2025 e del +25,5% nel 2024 — il miglior biennio in quattordici anni. Un investitore che avesse acquistato €10.000 di oro fisico nel gennaio 2021 avrebbe oggi un portafoglio superiore a €22.000.
Il prezzo spot dell’oro si attesta oggi intorno ai 4.830 dollari per oncia (circa €130–135 al grammo), dopo aver toccato il massimo storico di oltre 5.400 dollari a fine gennaio 2026. Ventidue analisti su ventotto nel sondaggio LBMA 2026 prevedono l’oro sopra i 5.000 dollari nel corso dell’anno, con JP Morgan che indica un obiettivo di 5.055 dollari per il quarto trimestre.
Non si tratta di contrapporre banca e oro in modo semplicistico. La diversificazione patrimoniale — con una quota significativa in metalli fisici — ha storicamente tutelato il risparmio nei momenti di maggiore incertezza sistemica: le grandi fusioni bancarie, i cicli di tassi discendenti, le tensioni geopolitiche sono esattamente i contesti in cui i preziosi fisici hanno brillato di più. Come abbiamo analizzato nelle previsioni del prezzo dell’oro al 2030, gli scenari per i prossimi anni restano strutturalmente favorevoli ai metalli preziosi.
Oro, argento e monete: cosa acquistare o cedere oggi
La domanda globale di lingotti e monete d’oro ha raggiunto nel 2025 le 1.374 tonnellate — il livello più alto in dodici anni, secondo il World Gold Council. In Europa la crescita è stata dell’85% anno su anno, la regione con l’accelerazione più rapida al mondo. Chi desidera investire in oro fisico ha diverse opzioni concrete, ognuna con caratteristiche fiscali e di liquidità diverse:
- Lingotti certificati: esentasse in acquisto ai sensi della Legge 7/2000, la forma più efficiente per importi rilevanti; ideali per chi vuole massimizzare l’esposizione al metallo puro
- Monete d’oro da investimento (Sterlina Sovrana, Krugerrand, Maple Leaf, Philharmoniker): stessa esenzione IVA dei lingotti, con maggiore frazionabilità e liquidità immediata. La Sterlina Sovrana quota oggi circa €942 in acquisto presso i principali dealer autorizzati
- Argento fisico: sconta il 22% di IVA all’acquisto al dettaglio — il prezzo spot è circa 80,50 dollari per oncia. Chi vuole esposizione all’argento può valutare ETC quotati per ottimizzare la fiscalità dell’acquisto
Nella nostra esperienza ventennale presso Ambrosiano Milano, osserviamo che nei momenti di riassetto del sistema bancario europeo cresce sistematicamente l’interesse dei privati per il possesso diretto di metalli preziosi: un patrimonio tangibile, custodito fisicamente, indipendente da qualsiasi istituto di credito e non soggetto al rischio controparte.
Diamanti e orologi di lusso: quanto valgono davvero i propri preziosi nel 2026?
Chi detiene gioielleria o orologi di pregio deve aggiornare la propria valutazione al mercato attuale. Il settore dei diamanti ha attraversato una fase di correzione: l’indice RAPI per i diamanti da 0,50 carati ha perso il 26% nel 2025, mentre i solitari di grande pezzatura (oltre 3 carati) tengono meglio il valore. I pezzi con certificazione GIA restano i più liquidi e i più richiesti, sostenuti anche dal calo produttivo di ALROSA del 14% previsto nel 2026.
Il mercato degli orologi di lusso supera i 50 miliardi di dollari annui nell’usato secondo Chrono24. Rolex, Patek Philippe e Audemars Piguet restano le marche con i migliori valori di rivendita: il Nautilus ha registrato un apprezzamento medio del 4–6% annuo nell’ultimo decennio. L’autenticità certificata — scatola originale, documenti, garanzia — può valere il 20–40% in più sul prezzo di rivendita. Per approfondire, si consulti il nostro articolo su cosa distingue un orologio da investimento da un semplice segnatempo.
Per chi desidera vendere un orologio di lusso o cedere diamanti e gioielleria, Ambrosiano Milano offre valutazioni professionali, immediate e senza impegno, condotte da esperti con oltre vent’anni di esperienza nel settore.
I nostri clienti su Trustpilot ci valutano con un punteggio eccellente, confermando la trasparenza e la professionalità che da oltre vent’anni ci contraddistinguono nel settore dei preziosi a Milano.
Domande frequenti
Con l’oro che ha guadagnato il 44% nel 2025, conviene ancora comprare adesso?
Il prezzo è ai massimi storici, ma i fondamentali restano solidi: domanda globale record, banche centrali acquirenti nette, incertezza geopolitica persistente. L’approccio più prudente è il piano di accumulo graduale (PAC), per ridurre il rischio di investire tutto in un unico momento sul massimo di mercato.
Vale la pena tenere i risparmi in banca al 3% lordo o investire in oro fisico?
I conti deposito rendono tra il 2% e il 3% lordo, soggetti al 26% di imposta e allo 0,20% di bollo: il rendimento netto reale è spesso negativo. L’oro non distribuisce cedole, ma l’apprezzamento degli ultimi due anni ha ampiamente compensato. Una quota in metalli fisici riduce la dipendenza dal sistema bancario e protegge il potere d’acquisto nel lungo periodo.
Se vendo il mio oro, quante tasse devo pagare?
Con la ricevuta d’acquisto originale, la plusvalenza è tassata al 26% sulla sola differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Senza ricevuta, il 26% si applica sull’intero corrispettivo ricevuto. L’oro detenuto in Italia non richiede dichiarazioni specifiche; quello custodito all’estero va indicato nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.
I miei diamanti hanno perso valore nel 2025?
Dipende dalla pezzatura: i diamanti sotto l’1 carato hanno subìto cali fino al 26% nel 2025. I solitari di grande misura con certificazione GIA tengono meglio. La soluzione più affidabile è una perizia professionale da un operatore iscritto al Registro OAM, che valuterà il pezzo ai prezzi correnti di mercato.
Quanto vale una sterlina d’oro oggi e dove posso venderla legalmente?
La Sterlina Sovrana quota oggi circa €942 in acquisto presso i principali dealer autorizzati. Per venderla legalmente, è necessario rivolgersi a un operatore iscritto al Registro OAM (verificabile su OAM.it): le transazioni superiori a €500 devono prevedere pagamenti tracciabili, non esclusivamente in contanti.