Nel secondo trimestre del 2026 le banche centrali di tutto il mondo hanno acquistato 289 tonnellate d’oro, il 62% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo i dati del World Gold Council. Se possiede oro fisico e si domanda se sia il momento giusto per venderlo, questa ondata di acquisti istituzionali è un segnale che merita attenzione: la domanda record delle banche centrali sta sostenendo i prezzi, e per chi desidera vendere le condizioni restano storicamente favorevoli.
Perché le banche centrali comprano oro ai ritmi più alti degli ultimi anni?
Il dato del secondo trimestre 2026 non è un episodio isolato. La Banca Nazionale di Polonia è stata il maggiore acquirente, con 51 tonnellate che hanno portato le sue riserve a 632 tonnellate; la People’s Bank of China ha aggiunto altre 33 tonnellate, il maggiore incremento trimestrale dal quarto trimestre 2023 (World Gold Council).
Il quadro prospettico è ancora più netto. Nel Central Bank Gold Reserves Survey 2026 del World Gold Council, l’89% dei responsabili delle riserve prevede un aumento delle riserve auree globali nei prossimi dodici mesi, mentre il 45% — un record assoluto per questa indagine — si aspetta un incremento delle riserve del proprio istituto. L’84% ritiene inoltre che l’oro avrà un peso maggiore nei portafogli di riserva tra cinque anni, contro il 76% dello scorso anno.
Dietro questi numeri c’è una strategia precisa: ridurre la concentrazione delle riserve nel dollaro statunitense, proteggersi dall’inflazione e detenere un attivo che non dipende dalla solvibilità di un’altra istituzione. Molti osservatori collegano questa tendenza al congelamento delle riserve valutarie russe deciso nel 2022, un episodio che ha spinto diverse banche centrali, soprattutto nei Paesi emergenti, a considerare l’oro fisico più sicuro rispetto ai titoli di Stato esteri.
Cosa significa per chi vuole vendere oro in Italia?
Una domanda istituzionale così ampia e persistente tende a sostenere i prezzi nel medio periodo, riducendo il rischio di crolli improvvisi. Nella nostra esperienza ventennale nella compravendita di oro, argento, diamanti e monete, i momenti di forte domanda strutturale come questo sono spesso i più indicati per chi conserva da anni gioielli, monete o lingotti inutilizzati e vuole trasformarli in liquidità a condizioni vantaggiose.
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Una valutazione seria tiene conto di alcuni elementi imprescindibili:
- Purezza del metallo: la caratura (9, 14, 18 o 24 carati) determina la quota di oro puro effettivamente presente nell’oggetto.
- Peso reale: misurato con bilance certificate, al netto di pietre, cerniere o altri materiali non aurei.
- Quotazione del giorno: il prezzo di riferimento internazionale aggiornato quotidianamente, non una stima approssimativa.
- Documentazione e tracciabilità: fattura di acquisto conforme alla normativa antiriciclaggio, a tutela sia del venditore sia dell’operatore.
Quanto oro possiede la Banca d’Italia e perché è importante?
Anche l’Italia partecipa a questa dinamica, sia pure senza acquisti recenti. Secondo i dati ufficiali di Banca d’Italia, il Paese detiene 2.452 tonnellate d’oro, che la collocano al quarto posto al mondo per riserve auree, dopo la Federal Reserve statunitense, la Bundesbank tedesca e il Fondo Monetario Internazionale. Il 44,86% delle riserve (1.100 tonnellate) è custodito in Italia, mentre la restante quota si trova negli Stati Uniti, in Svizzera e nel Regno Unito. A fine agosto 2026 il valore di queste riserve auree ha sfiorato i 303 miliardi di euro, una cifra che riflette direttamente l’andamento delle quotazioni internazionali.
Il 4 settembre 2026 Banca d’Italia ha inoltre confermato di non aver effettuato alcun trasferimento delle proprie riserve auree, a fronte di indiscrezioni circolate su altre banche centrali europee — una precisazione che conferma quanto il tema sia oggi al centro dell’attenzione pubblica.
Conviene vendere oro adesso o aspettare ulteriori rialzi?
Secondo i dati aggiornati al 25 settembre 2026 diffusi da Il Sole 24 Ore, l’oro quota 120,71 euro al grammo, in leggero calo dello 0,2% nella singola seduta ma su livelli storicamente molto elevati rispetto ai record toccati a gennaio 2026. Prevedere l’andamento di breve periodo resta impossibile: la volatilità giornaliera può muovere il prezzo di alcuni punti percentuali, ma il sostegno strutturale della domanda delle banche centrali riduce il rischio di ribassi prolungati.
Per questo motivo, chi possiede oro fisico e valuta una vendita non dovrebbe basarsi su previsioni di mercato, ma su una valutazione professionale aggiornata al giorno stesso. Ambrosiano Milano applica gli stessi criteri utilizzati dagli operatori del settore, con pesatura certificata e verifica della caratura, e vanta un punteggio eccellente su Trustpilot, a conferma della trasparenza riconosciuta dai clienti che si sono già rivolti a noi.
In sintesi, gli acquisti record delle banche centrali nel 2026 non sono una notizia isolata per addetti ai lavori: sono un indicatore concreto della solidità della domanda d’oro a livello globale, utile a chiunque stia valutando se e quando vendere i propri beni in oro.
Domande frequenti
Perché le banche centrali comprano così tanto oro nel 2026?
Le banche centrali diversificano le riserve riducendo l’esposizione al dollaro, si proteggono dall’inflazione e cercano un attivo che non rappresenti una passività di un’altra istituzione, soprattutto dopo l’esperienza del congelamento delle riserve russe nel 2022.
Conviene vendere oro adesso?
I prezzi restano su livelli storicamente elevati e sostenuti da una domanda istituzionale record. Una valutazione professionale e gratuita, come quella offerta da Ambrosiano Milano, è il modo più affidabile per capire se il momento è favorevole nel Suo caso specifico.
Quanto oro possiede la Banca d’Italia?
Banca d’Italia detiene 2.452 tonnellate d’oro, quarta riserva al mondo dopo Federal Reserve, Bundesbank e Fondo Monetario Internazionale, per un valore di circa 303 miliardi di euro a fine agosto 2026.
Gli acquisti delle banche centrali fanno salire il prezzo dell’oro?
Sì, una domanda istituzionale così ampia sostiene strutturalmente i prezzi, anche se nel breve periodo restano possibili oscillazioni giornaliere legate ai mercati finanziari.
